martedì 12 maggio 2015

Pompei



STEFANO MARIANI – Photographer

In the vision of this artist, behind an apparent simplicity, exists a world full of original ideas. Stefano says that the photopraphy must express the things around us as they are.
He owns a democratic conception of his art, he snaps without any special tricks or spectacular processing. He owns a stricty geometrical spatial vision, his photos are formally perfect. Despite all this, he’s elegant, complex and bizarre.
At first sight, when we see his works we smile, but after the smile becomes a fleer, then a grimace, finally it ends in discomfort.
He’s incorrect, how can he invade our privacy?
To rummage in our trash, to snap us behind the bars of our prisons that we call homes?
By the way, why does he insist showing our city as it is? A cluster of architectural mistakes, full of involuntary ridicolous installations, a bad show for an inadvertent public.
In contrast to other photographers, he doesn’t have the need of immense natural scenery or of terrible human tragedies to feed his artistis speech.
He simply watches close to us humbly, he invites us to stop for a moment and think about what we really are.
                                                                     Angelo Secondini for Stefano Mariani

 Perchè mi piacciono le fotografie di quest'uomo? Dietro l'apparente semplicità c'è un mondo
di idee. Lui afferma che la fotografia deve riprodurre quello che è. Lui ha una visione
democratica, scatta come lo farebbe chiunque, senza artifici o elaborazioni. Ha una visione
spaziale che rendono le sue foto formalmente perfette. Elegante nonostante, complesso nonostante,
estraniante nonostante. A prima vista, guardando i suoi lavori, verrebbe da sorridere e magari
lo si fa, ma ben presto il sorriso diventa un ghigno, poi una smorfia, infine si avverte
 un sottile disagio.
E' scorretto. Ma come si permette di sbandierare così la nostra goffagine? Rovistare tra
la nostra spazzatura e fotografarci dietro le sbarre delle nostre prigioni confortevoli che
chiamiamo case? e perchè insiste a farci vedere le nostre città come quello che sono?
Un'accozzaglia di errori stilistici, involontarie installazioni estemporanee rivolte
a nessuno, al niente. A differenza di altri fotografi che han bisogno di scenari naturali immensi
o di tragedie umane, lui guarda accanto a te, nel tuo bidone della spazzatura, nelle strade
che percorri ogni giorno, nei tuoi momenti di relax che non sono quasi mai tali, nelle
stratificazioni sui muri. Chapeau!

music and editing by Cometa (Angelo Secondini)

soundtrack: "Five"
Cometa (Angelo Secondini): electronics
Tiziano Milani: electronics
Ristiekhetova: noice and voice


 

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